Né sesti né fuga: una questione di prospettiva

Lo “scandalo” della Parola per vivere il nostro tempo

Immagine di mondi sottosopra
Upside down worlds, mountains and gorge. Abstract footage

Mio figlio sta studiando la crosta terrestre. Mi indica con entusiasmo un’immagine della fossa delle Marianne: “Mamma, guarda! Vedi questa linea? Si vede proprio il confine tra le due placche”.

La sensazione, da qualche tempo, è che le vicende del mondo ci abbiano portato su una faglia simile, tra piani contrapposti – ordini simbolici, prospettive ermeneutiche – che slittano, si scontrano, vanno in attrito facendo scricchiolare, se non saltare per aria, parte delle realtà che ci sembravano solide e familiari.

Sembra improbabile, in questo momento, provare a rimettere in sesto il nostro mondo: non si tirano linee dritte durante un terremoto. Ma non è possibile nemmeno trovare rassicurazione, affidandosi ad un punto di fuga rispetto al quale mettere in fila gli accadimenti. Non ancora almeno. Bisogna imparare a sopportare il disordine simbolico* in cui siamo immersi, trovando il modo di abitarlo. Ma come fare?

Gli scossoni sono all’ordine del giorno, un continuo smottamento da far girare la testa. Tra i segni più evidenti, per me, c’è un post pubblicato sul social X da Ben Garrett, diacono presso la Refuge Church in Utah:

Do not commit the sin of empathy.
This snake is God’s enemy and yours too. She hates God and His people.
You need to properly hate in response.
She is not merely deceived but is a deceiver. Your eye shall not pity
”.

Il post è una delle reazioni, violente e minacciose, che ha fatto seguito al sermone della vescova anglicana Mariann Budde, diventata famosa per essersi rivolta al neoeletto presidente americano – l’“uomo più potente del mondo”, costretto ad ascoltarla tra i banchi senza poter controbattere – chiedendogli di avere misericordia (“to have mercy”) delle persone impaurite dalle sue intenzioni.

A che ordine simbolico fa riferimento Garrett per sentire come un’offesa un invito alla misericordia? Su che piano si muove questo “marito e padre cristiano” per pensare che l’empatia sia un peccato e che sia necessario odiare “in maniera appropriata”?

Che si possano accostare linguaggi contigui entro coordinate contrapposte è destabilizzante, ma non è qualcosa di inedito, anzi. Anche nei racconti che riguardano Gesù si rintraccia uno scontro tra visioni del mondo: Lui che aveva ammonito contro gli scandali, diventa scandalo a sua volta per chi non riesce ad accoglierne il messaggio. Skandalízei: pietra d’inciampo che interrompe la propria traiettoria e fa cadere, come accade a san Paolo sulla via di Damasco, anche lui in movimento su una faglia. Avvolto da una luce dal cielo, finisce a terra: quando riaprirà gli occhi, si renderà conto di non essere più in grado di vedere nulla. Chissà se ha fatto in tempo, nel capitombolo, a vedere il suo mondo capovolgersi.

Credo che questa sia la possibilità che abbiamo di abitare la nostra dirimpente, instabile realtà: mantenere questo sguardo capovolto, restare dalla parte della misericordia che fa scandalo e fare affidamento gli uni sugli altri per aiutarci a veder chiaro.

*prendo in prestito l’espressione dal testo di Rosetta Stella, Sopportare il disordine. Una teologia fatta in casa, Marietti 1820, 2005.